• Valeria Consoli "Poche Parole"
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Trilogia SUD

Categoria: Cinema Pubblicato: Sabato, 13 Dicembre 2008 Scritto da Valeria Consoli

INTRODUZIONE E SINOSSI

Trilogìa SUD – Presentazione
Scaletta

Un’anima divisa in due – Nord/Sud
L’attualità e il recupero della memoria storica: La Grecia classica di ‘Cara Libertà’, una moderna rivisitazione di Alcesti di Euripide; la Sicilia di Federico II di Svevia ne ‘Il muro’; la Spagna al tempo della dominazione araba ed il Portogallo delle grandi scoperte geografiche in ‘Pina colada a San Sebastian’


 ‘Il Muro’ e l’omaggio (nascosto) a Marco Tullio Giordana ed al suo La caduta degli Angeli ribelli. L’apporto della cinematografìa iberica di Luìs Bunuel e di Manuel De Oliveira.

 Pensiero convergente e pensiero divergente – dalla tesi di Laurea alla creazione di tre sceneggiature per il Cinema.

Perché una sceneggiatura? L’apporto della musica al testo scritto.  Narratore/ Io narrante  - Come l’autobiografia può influenzare la narrazione di vicende e la creazione dei personaggi.

L’avventura tra le capitali del Mediterraneo e del Sud dell’Europa – da Alessandria d’Egitto ad Atene – da Palermo a La Valletta – da Barcellona a Lisbona.

Nomen – omen – Hotel Alkistis, la rivisitazione dell’Alcesti di Euripide, Alki Zei ed il suo libro La fidanzata di Achille.
Le atmosfere dell’Oriente mediterraneo descritto da Fausta Cialente, specie in Cortile a Cleopatra, attraverso il Forster di Passaggio in India
L’influenza della cinematografia argentina – Tangos, l’esilio di Gardel di Fernando Solanas e La storia ufficiale di Luis Puenzo.  Il raffronto con Anni di pietra di Pantelis Voulgaris.
 Il fascino dell’Andalusìa ed I racconti dell’Alhambra di Washington Irving. L’omaggio alla cinematografìa spagnola d’oggi: Pedro Almodòvar, Bigas Luna, Vicente Aranda. 
 Dalla voce del fado da Amalia Rodriguez ai Madredeus e le emozioni, che si sprigionano dalla visita di Lisbona.            
Prefazione  a  CARA LIBERTA’

Ho ideato questo soggetto anche in seguito ad un viaggio in Grecia, effettuato nell’agosto del’86, nel corso del quale ero rimasta particolarmente affascinata dal patrimonio musicale di quel Paese, specie dopo avere assistito ad uno spettacolo di motivi popolari a bordo di uno dei traghetti, che giornalmente collegano Atene alle isole del Golfo Sarònico e in particolare a Hydra, Eghina e Pòros.: data la specificità della vicenda, mi è parso utile, oltre che significativo, inserirne alcuni  all’interno della sceneggiatura, per una maggiore contestualizzazione del discorso filmico.

A chi, a suo tempo, mi chiedeva incuriosito perché mi fosse venuta l’idea di scrivere questa  storia – perché la Grecia e perché giusto l’epoca della dittatura – rileggendolo adesso , dopo quasi trent’anni  dalla sua prima stesura ed alla luce degli eventi  attuali causati dalla crisi – c’è, a mio avviso,  da rispondere PERCHE’ AVREI DOVUTO NON SCRIVERLA!

Cara Libertà
Sinossi –  Il mito di Alcesti rivive in chiave moderna nella Grecia oppressa dalla dittatura militare (1967/1974). I destini di tre donne si intrecciano con quello di un giovane oppositore del regime. Alla notizia del suo arresto, una di loro, cittadina americana, pur di salvarlo non esita a sfidare le autorità del Paese mediterraneo andando incontro ad un grande sacrificio.

Soggetto - Atene 1967. Anestis è un ragazzo di sedici anni: insieme ai genitori ed alla sorella maggiore vive spensieratamente a Kolonaki, un sobborgo residenziale della capitale greca.

E’ molto attratto  dalla musica moderna, che alterna allo studio dei classici. La sua vita assume una svolta radicale, allorchè il 21 aprile di quell’anno una giunta di militari, con l’avallo della monarchìa e degli Stati Uniti, prende  il potere nel Paese. Il drammatico evento gli dà modo di avvicinarsi a Thea, una giovane donna che vive e lavora in casa  come domestica,  dalla cui forte personalità fin da ragazzino è sempre stato attratto e sul cui passato aleggia  un che di segreto. Thea è stata la moglie di un ex – partigiano comunista della guerra civile del ’47, successivamente emigrato in Germania dove si è rifatto una famiglia, di cui la donna conserva malgrado tutto una certa stima in virtù delle sue convinzioni politiche. Attratta a sua volta dalla bellezza acerba di Anestis, peraltro ancora privo di esperienze, Thea ne diviene l’amante. In realtà viene iniziato da lei -  tout court  - alla vita: cresciuto in una famiglia  estremamente conservatrice e simpatizzante della monarchìa, solo attraverso i discorsi della donna lui ha modo di aprire gli occhi sulle reali condizioni del Paese, aggravatesi in seguito al Colpo di Stato militare. Complementare al suo rapporto con Thea, che  pur vissuto  al chiuso di una stanza è caratterizzato  da una sorta di complicità, che ne trascende l’aspetto puramente erotico, è il legame ‘ufficiale’ di Anestis con Irini, una ragazza della sua stessa estrazione, piuttosto frivola e viziata ma che lo ama profondamente. Il rapporto fra i due giovani è tuttavia insoddisfacente per entrambi: Irini si sente spesso trascurata da Anestis, che  antepone decisamente il suo impegno politico, vissuto nalla clandestinità, ai loro progetti per il futuro: di contro lui lamenta l’acquiescenza, almeno apparente, della ragazza  nei confronti della situazione, in cui versa il Paese. Quattro anni sono ormai trascorsi dal golpe ed un altro episodio cambia la vita di Anestis: nel corso di una serata trascorsa con amici a La Plaka,  il quartiere di Atene  noto per le taverne ed i ristoranti tipici  frequentati soprattuto dai turisti, quasi per lanciare una sfida al regime dei Colonnelli, che ha messo al bando la musica ‘pop’, Anestis intona il motivo di un noto cantante inglese dell’epoca, da lui registrato attraverso un’emittente straniera, ed è subito un successo: per sfuggire alla monotonìa, in cui la sua vita sprofonda ogni giorno di più ed alla quale soltanto il rapporto con Thea riesce a dare un senso, inizia una brillante carriera di cantante. Decide dì a poco di farsi conoscere anche all’estero, dove spera in questo modo dI poter stringere  dei contatti rilevanti riguardo a ciò, che più gli sta a cuore, il ritorno alla libertà della Grecia. Nel corso dell’estate del ’73  effettua una breve tournèè negli Stati Uniti: qui conosce  Karin, una giornalista trentenne che ha il compito di intervistarlo per la rivista di musica a cui collabora. Colpita dal fascino esotico del giovane, da lei dapprima considerato una persona dedita solo ai piaceri mondani, quindi a poco a poco dalla fermezza e dal coraggio da lui mostrati nel denunciare la dittatura che opprime il suo Paese, la donna finisce con l’accettare l’invito, che Anestis le rivolge di lì a poco, di seguirlo in Grecia per una breve vacanza. Qui la presenza della giornalista scatena la gelosìa di Irini, la quale con un espediente attira nella propria camera il fidanzato, di cui ormai non tollera più le numerose infedeltà, peraltro causate dall’assenza di rapporti intimi, che caratterizza il loro menàge, contingenti anche in questo caso all’impegno politico di Anestis, che non vuole comprometterla in nessun modo: pur consapevole delle conseguenze, a cui può portarla il suo gesto, Irini si concede a lui spontaneamente. Quando  dopo qualche tempo la ragazza gli comunica di essere in attesa di un figlio, Anestis rimanda le nozze, sostenendo che a volte esistono per un individuo delle responsabilità più importanti della famiglia e che comunque non sopporterebbe di veder nascere dei figli in un Paese, che, pur essendo stato nell’antichità la culla delle libertà democratiche, si è ridotto ad essere ‘la vergogna dell’Europa civile’. A Ginevra, dove si è rifugiata per portare avanti in segreto la sua maternità, Irini viene raggiunta da Anestis, il quale le confida che per novembre si sta organizzando ad Atene una sommossa contro il regime militare, che avrà come protagonisti gli studenti del Politecnico e che lo vede fra gli promotori. La permanenza forzata in una terra straniera, in cui per di più si guarda con un atteggiamento ora ostile ora commiserevole alla situazione presente in Grecia, ha indotto d’altro canto Irini ad un progressivo mutamento delle sue convinzioni ideologiche, che si fanno via via più simili a quelle di Anestis. Quest’ultimo a sua volta non smette di frequentare la giornalista americana, che considera  almeno in apparenza solo uno strumento per i suoi piani, miranti a ristabilire in Grecia il ritorno della Democrazia: a questo scopo induce Karin a tornare ad Atene, dove questa avrà il compito di documentarsi  attentamente sulla rivolta contro il regime, diffondendo in tutto il mondo il ‘grido di libertà’  della Grecia. Non è però la stessa cosa per Karin: il fascino di quella terra antica e così diversa dalla sua unito alla dedizione, che  anche lei  porta ormai alla causa del popolo ellenico, fanno si che la donna, che pure ha un divorzio alle spalle e un legame in corso, si innamori appassionatamente di Anestis, nonostante la differenza d’età fra i due e malgrado quest’ultimo non le abbia mai nascosto la sua vita privata. La situazione intanto precipita: stroncata nel sangue la rivolta degli studenti del Politecnico, Anestis intima alla donna di lasciare il Paese per non farle correre dei rischi. Con un espediente Karin, che aveva scattato diverse foto sulla sommossa, riesce a trafugare clandestinamente un rullo, che  poi fa sviluppare negli Stati Uniti, col proposito di vendere il servizio a qualche importante rivista. Ma nel rivedere le foto del massacro, la sua emozione è tale da impedirle di portare a termine l’iniziativa: quella tragedia, che ormai fa parte della sua vita, rappresenta ormai per lei  l’unico filo, che la lega ad Anestis. Nel frattempo anche la carriera di cantante di quest’ultimo sta segnando il passo: amareggiato dal fallimento della rivolta studentesca e dal conseguente inasprirsi della dittatura militare, con il continuo timore di venire arrestato, Anestis si allontana sempre più anche dal pubblico: soltanto Pericle, l’impresario che lo aveva scoperto e valorizzato al tempo della sua esibizione a La Plaka, lo induce a ripresentarsi sulle scena, anche in concomitanza del ritorno della primavera e con l’arrivo dei primi turisti. Tutto sembra andare per il meglio, quando in un noto albergo della capitale, in cui ha luogo il suo recital, mentre l’esibizione volge al termine, la polizia lo dichiara in arresto conducendolo direttamente in carcere, dove la sua sorte sembra ormai segnata. Raggiunta negli Stati Uniti, dove non ha mai smesso di pensare a lui, dalla notizia dell’arresto di Anestis, Karin si precipita ad Atene dove, mostrando le foto scattate  e dichiarandosi colpevole al posto suo di fronte al Tribunale militare – viene processata e condannata in sua vece.

A Parigi, dove si è potuto in questo modo ricongiungere fortunosamente ad Irini, che nel frattempo ha dato alla luce una bambina e dove i due giovani si uniscono in matrimonio, Anestis vive tuttavia nel ricordo di Karin e del suo sacrificio, pur senza perdere la speranza di poter tornare un giorno in una patria restituita alla libertà ed alla democrazia ... Sull’aereo, che li riporta in Grecia all’indomani della caduta del regime miltare nel luglio del ’74, Anestis e Irini rievocano i fatti fino a qui narrati!

P.S. -  Ho ideato questo soggetto anche in seguito ad un viaggio in Grecia, effettuato nell’agosto del’86, nel corso del quale ero rimasta particolarmente affascinata dal patrimonio musicale di quel Paese, specie dopo avere assistito ad uno spettacolo di motivi popolari a bordo di uno dei traghetti, che giornalmente collegano Atene alle isole del Golfo Sarònico e in particolare a Hydra, Eghina e Pòros.: data la specificità della vicenda, mi è parso utile, oltre che significativo, inserirne alcuni  all’interno della sceneggiatura, per una maggiore contestualizzazione del discorso filmico.

Il muro
 Sinossi - La protagonista rievoca un amore (e il suo fantasma) da lei vissuto durante il periodo buio degli ‘Anni di piombo’, attraverso un viaggio – dapprima ideale, quindi effettivo - che  da Milano, dove vive, la porta  alla Sicilia, sua terra d’origine, quindi fino a Malta: con la convinzione che, pur essendo ormai incapace di reinserirsi in quei luoghi, non  riuscirebbe  mai a staccarsene del tutto.

 Soggetto - Milano. Metà Anni Ottanta. Rosanna Crìsafi è una giornalista trentacinquenne. Trapiantata  fin da piccola nella metropoli lombarda dalla nativa Catania, è single, ha molti amici ed è pienamente integrata sia nel contesto cittadino che nel suo ambiente di lavoro. Per una curiosa coincidenza del caso, le viene affidato il compito di indagare su un episodio, legato al terrorismo di sinistra degli Anni Settanta, rimasto ancora impunito: l’omicidio, da parte di alcuni estremisti, di un giovane appuntato dei carabinieri, Vincenzo Lipari, avvenuto nel corso di alcuni scontri con le forze dell’ordine, in una piazza del centro storico di Milano. Anche se è stata tutti quegli anni – circa una diecina – a tacere, la donna nutre infatti un profondo sospetto: che a sparare sull’appuntato sia stato uno studente, da lei conosciuto quando frequentava l’Università ed a cui lei era stata legata da una profonda passione, ben presto finita a causa delle divergenze di natura ideologica sorte fra i due. Domenico Nifosì – questo è il nome dello studente – era originario della provincia di Ragusa. A differenza di Rosanna,  di estrazione borghese e che viveva nel benessere prima ancora di lasciare la Sicilia, di cui conserva nell’immaginario un ricordo quasi ‘mitico’, lui proveniva da una famiglia di origini proletarie e fin da piccolo aveva conosciuto molte privazioni: particolarmente inciso nella memoria gli era rimasto il tentativo di violenza sessuale subito nel seminario di Noto, dove i suoi lo avevano mandato per fargli proseguire gli studi. A questo punto, è come se i destini di Rosanna, di Domenico e del giovane appuntato ucciso, peraltro anche lui di origine siciliana, si intrecciassero fra loro in un nodo inestricabile: perchè – si chiede infatti Rosanna – sia pure avendo alle spalle  un diverso vissuto  esistenziale, tutti e tre siamo dovuti venire a Milano, abbandonando la nostra terra d’origine? E perchè Domenico e Vincenzo, che avrebbero dovuto essere fra loro legati da solidarietà profonda, hanno invece fatto la fine di Caino e Abele? Ma c’è di più: perchè lei e Domenico hanno della Sicilia dei ricordi così differenti? E soprattutto, perchè l’ingiustizia, di cui lui e la sua famiglia sono stati vittime? Ha così inizio il ‘viaggio’ di Rosanna: un viaggio reale dapprima, fino a Gioiosa Marea, in provincia di Messina, dove risiede la madre di Vincenzo Lipari, che lei va ad intervistare; quindi un viaggio a ritroso nel tempo: quando lei e Domenico si sono conosciuti all’Università degli Studi  di Milano nel corso di una manifestazione di protesta contro il golpe in Cile, indi l’inzio della loro storia d’amore seguita dai primi dissapori e la conseguente rottura. Ma anche i loro ricordi nei ricordi...la rievocazione delle rispettive infanzie, solare e spensierata la sua, a Catania, in una cornice di rigogliosi palmizi e di facciate barocche; di sapore quasi verghiano quella di Domenico, figlio di umili braccianti, con la fuga di questo dal seminario di Noto; indi il suo arrivo a Milano all’età di diciannove anni, all’epoca dell’’autunno caldo’ e dei primi scontri universitari, quindi la sua militanza dichiarata nelle file dell’ultrasinistra. Finchè, vinti gli scrupoli, dopo dieci anni trova il coraggio di confessare il fatto alla giustizia: sa di aver riconosciuto in Domenico,  inquadrato sia pure fugacemente dall’obbiettivo della TV, l’uccisore di Vincenzo Lipari e di fronte a tutto questo, non ha esitazioni.Una profonda crisi di identità comincia tuttavia ad impadronirsi, a questo punto, della donna: riparte per la Sicilia, stavolta per ritrovare se stessa, cominciando proprio da quei  luoghi che hanno visto l’infanzia di Domenico. Pur nella consapevolezza di potersi difficilmente reinserire nella sua terra natale, decide di lasciare  temporaneamente  Milano, accettando per conto del quotidiano a cui lavora un posto di corrispondente da La Valletta, nell’isola di Malta, dove conta di trattenersi per qualche anno...poi, chissà! Altri venti anni sono trascorsi da allora. E’ il Febbraio 2007. Rosanna decide di ristabilirsi a Catania, dove nel frattempo è entrata in possesso di un bell’appartamento situato nei pressi dello Stadio. Qui, mentre ormai fervono i preparativi delle prossime festività in onore di Sant’Agata, patrona della città, in occasione del Derby con la squadra del Palermo, alcuni tifosi appartenenti all’ala più estremista degli ‘ultras’, nel corso di una battaglia ingaggiata con le forze dell’ordine, uccidono il Commissario di Polizia Raciti. Più o meno contemporaneamente la TV trasmette la notizia che tra Milano ed altre città del Nord la Digos ha sventato in extremis una serie di attentati messi a punto da quelli, che si definiscono ‘Le nuove Brigate Rosse’: fra gli indagati, la donna scorge un nome ed un viso, che non le lascia alcun dubbio...il figlio di Domenico (!)

Pinã colada a San Sebastian (work in progress)

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